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La Storia

Avevo solo due scelte: fuggire o combattere. Ho scelto la seconda.

Il Genocidio più veloce e dimenticato

6 Aprile 1994 – il Dessault Falcon sigla 9XR-NN si schianta nel giardino della villa presidenziale colpito da due missili terra-aria. A bordo tutti morti: i tre membri dell’equipaggio francese e i nove passeggeri. Tra le vittime dell’attentato terroristico si trova anche Juvenal Habyarimana, presidente di uno dei più piccoli paesi del mondo: il Rwanda.

Ha inizio quella notte il più terrificante, veloce e sistematico genocidio della Storia dell’Umanità. In circa 104 giorni verranno uccise oltre 800.000 persone appartenenti alla minoranza etnico-sociale dei Tutsi, massacrati a colpi di machete e armi da fuoco dagli estremisti appartenenti agli Hutu, l’etnia maggioritaria, in quello che molti storici hanno definito “un genocidio addirittura peggiore della Shoa”.

Nella più totale indifferenza da parte del Mondo Occidentale si consuma nel piccolo paese del Centro Africa una delle pagine più drammatiche e dimenticate della Storia del XX Secolo, pagina detentrice di molteplici primati: un numero di vittime senza confronti, il più vasto movimento di profughi della Storia, il più oscuro e discusso fallimento delle politica internazionale.

Una pagina di Storia che parla di economia e crisi, di differenze e razzismo, di sfruttamento e interessi internazionali, ma anche del coraggio, della fratellanza e dell’amicizia di migliaia di persone unite da una sola consapevolezza, quella di essere parte di un’unica grande famiglia: la Famiglia Umana. Una consapevolezza per la quale varrà la pena lottare fino in fondo.

800000
Morti in 104 giorni

La vera storia
di Augustin e Cecile

Augustin Maniriho ha 23 anni ed è un giovane operaio. Ha una moglie, Jolande, e una bambina di 6 anni di nome Monique. Ama cantare mentre la mattina si reca al lavoro e quando in officina tutto va storto pensa alla sua famiglia e si sente l’uomo più fortunato del mondo.

Cecile Hakizimana ha 25 anni ed è una giovane maestra di scuola elementare. Ha un marito, Paul, e una bimba di 4 anni di nome Sophie. Cecile adora il suo lavoro ed è certa che prima o poi realizzerà il suo sogno nel cassetto: pubblicare un libro di favole per bambini.

In quella primavera di sangue che si abbatte sul Rwanda nell’aprile 1994, un nome e un cognome però non bastano e a nessuno importa ciò che ami e come si chiamano i tuoi figli. Ciò che importa davvero è quanto compare sul tuo documento d’identità alla voce: “razza”. Se c’è scritto “Hutu” sei vivo, se c’è scritto “Tutsi” sei morto.

“Rwanda” porta sullo schermo la vera storia di un ragazzo, Augustin, che non ha altra scelta se non uccidere e quello di una ragazza, Cecile, che deve fare solo una cosa: scappare per salvare la sua stessa vita e quella della sua bambina di 4 anni. E quando tutto sembrerà destinato alla stessa conclusione che porterà in Rwanda alla morte di oltre 800.000 persone, assisteremo alla ribellione di un ragazzo che decide di gettare il machete e fare la cosa giusta e alla scelta di una ragazza che è stanca di scappare e decide di combattere per la sua vita. Una storia vera di amicizia e solidarietà tra due ragazzi, lui Hutu e lei Tutsi, capaci di un gesto di indimenticabile, straordinario, meraviglioso coraggio.

«Tornate a casa e raccontate quanto è successo, perché cose del genere non devono mai più ripetersi» – questo è quanto ci chiedevano i sopravvissuti. «Questa storia deve essere raccontata, perché chi dimentica il passato è condannato a riviverlo» è quanto aggiungevano con le lacrime agli occhi.

Il Genocidio del Rwanda diviene allora solo pretesto “storico” per raccontare una storia che può effettivamente essere ambientata dovunque si sia consumato o si stia consumando un genocidio. Dal Kosovo alla Cambogia, dalla Bosnia al Congo, la storia di Augustin e Cecile, i due protagonisti della pellicola, supera le barriere di tempo e spazio per diventare una vicenda-simbolo dei valori di pace, integrazione e resistenza, un grido d’accusa contro tutte le violazioni dei diritti umani passate e presenti dovunque nel Mondo.

Oltre il colore
della pelle

Una storia vera che si snoda attraverso la narrazione di due attori, Marco Cortesi e Mara Moschini, e i giovani protagonisti africani chiamati a interpretare i personaggi di Augustin e Cecile. Una storia che supera le diversità di origine per divenire semplicemente storia-simbolo del coraggio e della determinazione dell’essere umano.

Oltre 400 repliche, più di 50.000 spettatori, il coinvolgimento di decine di Associazioni, Amministrazioni e di migliaia di studenti in scuole di tutte le regioni italiane, l’attività svolta in carceri e istituti minorili. “Rwanda” nasce come spettacolo teatrale d’inchiesta e vuole ora diventare un film.

 

L’attualità del tema trattato

“Historia magistra vitae” diceva Cicerone oltre 2000 anni fa e qualcuno gli faceva eco molti secoli dopo aggiungendo: “Chi non conosce il passato è condannato a riviverlo”. Quanto avvenne in Rwanda è la storia di una nazione dove le cose andavano bene, tanto bene da meritare al piccolo paese dell’Africa Centrale il soprannome di “Svizzera Africana”.

Ma la situazione sarà destinata velocemente a collassare. 1990: si abbatte sul paese una delle più gravi crisi economiche dell’ultimo secolo: le famiglie non riescono più ad arrivare “alla fine del mese”, la disoccupazione è a livelli da record e il prodotto interno collassa di pari passo al valore della moneta locale.

La responsabilità di tutto portava i nomi di corruzione, speculazioni finanziarie, sfruttamento indiscriminato delle risorse… ma si tratta di questioni fin troppo complesse: così lontane da apparire quasi estranee. Così la vera colpa di tutto comincia velocemente a diventare: “l’altro”, il “diverso”, lo “straniero”. In Rwanda tutti questi aggettivi portano alla mente un solo nome: “Tutsi”, la minoranza etnico-sociale che convive pacificamente con gli Hutu, corrispondenti al restante 90% della popolazione.

«Se non ci fossero i Tutsi, staremmo tutti meglio… Hanno invaso la nostra terra… Rubano il nostro lavoro… Sono una minaccia per la nostra gente…» questo è quanto annunciava la radio estremista RTLM nelle settimane che precedettero il genocidio. La soluzione al problema? Semplice. «Ammazziamoli tutti quanti!».

 

Quando il 6 aprile 1994 il presidente della repubblica Habyarimana muore in un attentato terroristico, 125.000 estremisti Hutu hanno finalmente un buon motivo per fare quello che da anni si ripromettevano: «Eliminiamo tutti i Tutsi dalla faccia della terra». “Rwanda” porta sullo schermo una pagina di storia che solo in apparenza appare lontana nel tempo e nello spazio, ma che si mostra oggi in tutta la sua disarmante attualità fornendo attraverso un’appassionata inchiesta storica un tentativo di spiegazione alle ragioni che stanno alla base degli episodi di genocidio che tuttora si consumano in oltre 37 paesi nel mondo.