Loading...

RWANDA

La Storia

UN GESTO DI INDIMENTICABILE CORAGGIO

Durante una delle pagine più oscure del nostro passato

IL GENOCIDIO PIU' VELOCE E DIMENTICATO

Quando tutto questo iniziò, il mondo intero si voltò dall'altra parte
Augustin Maniriho

6 Aprile 1994 – il Dessault Falcon sigla 9XR-NN si schianta nel giardino della villa presidenziale colpito da due missili terra-aria. A bordo tutti morti: i tre membri dell’equipaggio francese e i nove passeggeri. Tra le vittime dell’attentato terroristico si trova anche Juvenal Habyarimana, presidente di uno dei più piccoli paesi del mondo: il Rwanda.

Ha inizio quella notte il più terrificante, veloce e sistematico genocidio nella Storia dell’Umanità. In circa 104 giorni verranno uccise oltre 800.000 persone appartenenti alla minoranza etnico-sociale dei Tutsi, massacrati a colpi di machete e armi da fuoco dagli estremisti appartenenti agli Hutu, il gruppo sociale maggioritario, in quello che molti storici hanno definito “un genocidio peggiore della Shoa”.

Nella più totale indifferenza da parte della Comunità Internazionale si consuma nel piccolo paese del Centro Africa una delle pagine più drammatiche e dimenticate della Storia del XX Secolo, detentrice di molteplici primati: un numero di vittime senza confronti, il più vasto movimento di profughi della Storia, il più oscuro e discusso fallimento delle politica internazionale.

Una pagina del nostro passato più recente che parla di economia e crisi, differenze e razzismo, sfruttamento e interessi internazionali, ma anche del coraggio, della fratellanza e dell’amicizia di migliaia di persone unite da una sola consapevolezza, quella di essere parte di un’unica grande famiglia: la Famiglia Umana. Una consapevolezza per la quale varrà la pena lottare fino in fondo.

LA VERA STORIA DI AUGUSTIN E CECILE

Augustin Maniriho è un giovane operaio. Ha una moglie, Jolande, e una bambina di 6 anni di nome Monique. Ama cantare mentre la mattina si reca al lavoro e quando in officina tutto va storto, pensa alla sua famiglia e si sente l’uomo più fortunato del mondo. Cecile Hakizimana è una giovane maestra di scuola elementare. Ha un marito, Paul, e una bimba di 4 anni di nome Sophie. Cecile adora il suo lavoro ed è certa che prima o poi realizzerà il suo sogno nel cassetto: pubblicare un libro di favole per bambini.

In quella primavera di sangue che si abbatte sul Rwanda nell’aprile del 1994, un nome e un cognome però non bastano e a nessuno importa ciò che ami e come si chiamano i tuoi figli. Ciò che conta davvero è quanto compare sul tuo documento d’identità alla voce: “razza”. Se c’è scritto “Hutu” devi uccidere, se c’è scritto “Tutsi” devi morire.

Rwanda porta sullo schermo la vera storia di un giovane uomo, Augustin, che non ha altra scelta se non quella di uccidere e quella di una giovane donna, Cecile, condannata a fuggire per salvare la sua stessa vita e quella della sua bambina di 4 anni. Ma quando tutto sembrerà destinato alla stessa conclusione che porterà in Rwanda alla morte di oltre 800.000 persone, assisteremo alla ribellione di un uomo che decide di gettare il machete e alla scelta di una donna che sceglie di combattere per ciò che ha di più caro al mondo. Una storia vera di amicizia e solidarietà tra un uomo e una donna, lui Hutu e lei Tutsi, capaci di un gesto di indimenticabile e straordinario coraggio.

840000 Morti in 104 giorni

L’ATTUALITÀ DEL TEMA TRATTATO

Historia magistra vitae” diceva Cicerone 2000 anni fa e qualcuno gli faceva eco molti secoli più tardi aggiungendo: “Chi non conosce il passato, è condannato a riviverlo”. Quanto avvenne in Rwanda è la storia di una nazione “dove le cose andavano bene”, tanto bene da meritare al piccolo Stato il soprannome di “Svizzera Africana”.

Ma la situazione sarà destinata velocemente a collassare. 1990: si abbatte sul paese una delle più gravi crisi economiche dell’ultimo secolo. Le famiglie non riescono più ad arrivare “alla fine del mese”, la disoccupazione è a livelli da record e il prodotto interno collassa di pari passo al valore della moneta locale. I veri motivi della crisi? Corruzione, speculazioni finanziarie, sfruttamento indiscriminato delle risorse… Ma si tratta di questioni fin troppo complesse, così lontane da apparire quasi estranee. Così fu più facile dire: “la colpa è dell’altro, del diverso, dello straniero!”. E in Rwanda il diverso aveva da sempre avuto un nome: “Tutsi”, la minoranza etnico-sociale pari al 10% della popolazione, in contrasto con gli Hutu, il restante 90%, la maggioranza.

«Se non ci fossero i Tutsi, staremmo tutti meglio… Hanno invaso la nostra terra… Rubano il nostro lavoro… Sono una minaccia per la nostra gente!» questo è quanto trasmetteva la radio estremista RTLM nelle settimane che precedettero il genocidio. La soluzione al problema? Semplice. «Ammazziamoli tutti quanti! Dal primo all’ultimo».

Quando il 6 aprile 1994 il presidente della repubblica Habyarimana muore in un attentato terroristico, 125.000 estremisti Hutu hanno finalmente l’occasione giusta per fare quello che da anni si ripromettevano: «Elimineremo tutti i Tutsi dalla faccia della terra». Rwanda porta sullo schermo una pagina di storia che solo in apparenza appare lontana nel tempo e nello spazio, ma che si mostra oggi in tutta la sua disarmante attualità fornendo attraverso un’appassionata inchiesta storica un tentativo di spiegazione alle ragioni che stanno alla base degli episodi di genocidio che tuttora si consumano in oltre 20 paesi nel mondo.

OLTRE IL COLORE DELLA PELLE

Tornate a casa e raccontate quanto avete visto, perché cose del genere non debbano mai più ripetersi»  – questo è quanto ci chiedevano i sopravvissuti. «Questa storia deve essere raccontata, perché chi dimentica il passato è condannato a riviverlo» è quanto aggiungevano con le lacrime agli occhi.

Il Genocidio Rwandese diviene allora solo pretesto “storico” per raccontare una vicenda che può effettivamente essere ambientata dovunque si sia consumato o si stia consumando un genocidio. Dal Kosovo alla Cambogia, dalla Bosnia al Congo, la storia di Augustin e Cecile, i due protagonisti della pellicola, supera le barriere di tempo e spazio per diventare una vicenda-simbolo dei valori di pace, integrazione e resistenza, un grido d’accusa contro tutte le violazioni dei diritti umani passate e presenti ovunque nel Mondo.

Una storia vera che si snoda attraverso la narrazione di due attori, Marco Cortesi e Mara Moschini, e i giovani protagonisti africani chiamati a interpretare i personaggi di Augustin e Cecile. Una storia che supera le diversità di origine per divenire semplicemente storia-simbolo del coraggio e della determinazione dell’essere umano.

Oltre 500 repliche, più di 150.000 spettatori, il coinvolgimento di decine di Associazioni, Amministrazioni e migliaia di studenti in scuole di tutte le regioni italiane, l’attività svolta in carceri e istituti minorili: Rwanda nasce come spettacolo teatrale d’inchiesta ed è ora un film.